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Russia: Panorama Economico e Assetto Normativo per la Penetrazione del Mercato

La Federazione Russa rappresenta un ottimo target per la delocalizzazione dei propri investimenti
in ragione, principalmente, della condizione di potenziale sviluppo economico attuale, nonché dei
vantaggi fiscali e giuridico-societari in grado di attrarre notevoli investimenti.
A dimostrazione di ciò, il rapido aumento del volume degli investimenti diretti stranieri verificatosi
negli ultimi anni: i settori di maggior interesse sono quello degli idrocarburi e, in misura minore, il
settore automobilistico, delle infrastrutture e dell’edilizia, dell’agroalimentare e della chimica.
Tuttavia, il fattore determinante l’arresto del trend di investimenti da parte di operatori economici

stranieri è costituito dalle note dinamiche geopolitiche realizzatesi nel biennio 2014-2015 in Cri-
mea, a causa delle quali c’è stata una diminuzione e, addirittura, una fuoriuscita di capitali dal

Paese.
La situazione macroeconomica è stata caratterizzata da un alternarsi di crescita sostenuta (fino al
2009) e da fasi recessive (fino al 2016), ma a partire dal 2017 la tendenza ha ripreso nel segno di
una crescita moderata (tasso di crescita del PIL del 2017: pari all’1,8%). Fattori determinanti il
calo del PIL nell’anno 2015 sono stati certamente la riduzione degli investimenti (-9%) – derivante
dalle sanzioni (successivamente confermate dal Governo Trump) e dalle controsanzioni del 2014
– e da una contrazione dei consumi (-15%) – dovuto al clima di minore fiducia nella popolazione
in merito alle prospettive future dell’economia, nonché un evidente calo dei salari reali, diminuiti
del 10% circa). Sono cresciute le esportazioni di materie prime, anche se è diminuita del 13% la
contropartita monetaria a causa delle riduzioni delle quotazioni. Le importazioni sono diminuite
anche a causa del minor potere di acquisto del consumatore russo.

Per giunta, il bilancio federale ha subito un incremento del deficit pari al 3,5%, rendendo difficolto-
so, per la finanza pubblica, il mantenimento delle previsioni di spesa formulate negli anni scorsi:

causa precipua di tale contrazione si ravvisa in primis nella contrazione delle entrate pubbliche
nel settore oil & gas.
Il rublo ha risentito fortemente della riduzione delle quotazioni petrolifere (tra il 2014 ed il 2017 la
moneta russa si è deprezzata del 45% circa, raggiungendo anche picchi del 55%), dimostrandosi

particolarmente instabile negli ultimi anni. La Banca Centrale ha avuto quindi un ruolo fondamen-
tale nel fronteggiare la situazione, decidendo di lasciar fluttuare liberamente la valuta sul mercato

in anticipo sui tempi programmati, reagendo al forte ribasso della valuta con un aumento straordi-
nario dei tassi di interesse e adottando misure finalizzate a favorire la provvista di liquidità in valu-
ta. Mediante tale politica, la Banca Centrale ha scelto, quindi, di focalizzarsi sul contrasto dei mo-
vimenti speculativi, sul mantenimento della stabilità finanziaria e sul contenimento dell’inflazione,

piuttosto che sul contingentamento della svalutazione della valuta nazionale.
È da tener presente che gli effetti derivanti dalla dipendenza del valore della moneta nazionale

rispetto all’andamento dei prezzi delle materie prime energetiche – in particolare il petrolio – inci-
dono direttamente sull’economia: se, da un lato, la svalutazione accresce la competitività dei

prezzi delle merci favorendo anche l’esportazione, dall’altro, provoca pressioni inflazionistiche e,

potenzialmente (a causa principalmente dei tassi di interesse elevati), potrebbe ostacolare i ne-
cessari investimenti dell’apparato industriale.

Nonostante la complessità della situazione politico-economica, la scelta di effettuare investimenti

in loco per l’implementazione di un business nel territorio russo rimane un’opzione che, se ade-
guatamente sussidiata da soggetti istituzionali e professionali ad hoc, permette di delineare note-
voli prospettive di crescita.

Numerose sono le realtà italiane che, avviando attività in periodi di depressione economico-
politica passata, hanno successivamente guadagnato rilevanza in alcune quote di mercato russo.

Peraltro, la storica partnership esistente tra la Federazione Russa e l’Italia, unitamente al proces-

so di industrializzazione nel più ampio piano di sostituzione delle importazioni avviato dal Gover-
no russo nel 2014, rende ancor più ottimisti i pronostici sulle potenzialità di crescita delle aziende

italiane che investono nella Federazione.
Tale processo di sostituzione delle importazioni (c.d. Import Substitution), volto allo sviluppo e
all’ammodernamento dell’industria nazionale, ha concretizzato le ipotesi di esclusione di diverse
categorie di prodotti importabili da territori esterni all’Unione Doganale Euroasiatica.

Conseguentemente, visti i forti limiti imposti dal Governo, le imprese italiane intenzionate a ven-
dere merci in massicce quantità all’estero, nel caso della Russia possono considerare concreta-
mente l’alternativa di localizzare entità distaccate della propria attività. In tal modo, l’azienda

(russa o straniera) può beneficiare delle agevolazioni (introdotte con la Legge Federale n.
488/2014) istituite nel contesto di detto processo di industrializzazione interna, quali il “Fondo per

lo Sviluppo dell’Industria” (il quale, amministrato dal Ministero dell’Industria russo, fornisce assi-
stenza alle imprese russe e straniere mediante capitali a tassi di interesse calmierati per la rea-
lizzazione e la modernizzazione di impianti produttivi nel Paese) e il “Contratto Speciale di Inve-
stimento” (accordo vincolante stipulabile tra investitore e autorità istituzionale russa al fine di for-
malizzare sgravi, incentivi, garanzie e altre condizioni per un massimo di 10 anni). Nel quadro del

piano quinquennale di sostituzione delle importazioni, il Governo ha emesso altresì venti decreti
ministeriali riportanti un’elencazione di prodotti che, essendo attualmente importati, entro il 2020
devono essere realizzati localmente. Non ci sono dubbi sul fatto che, per conseguire l’obiettivo
finale, il Governo ha altresì disposto misure estremamente attrattive di capitali privati, anche
esteri.
Al contempo, la scelta di delocalizzare la propria attività di impresa all’interno del territorio della
Federazione si dimostra vincente dal punto di vista dei costi: l’energia, come il gas ed il petrolio,
grazie alle ingenti disponibilità domestiche ha un costo decisamente inferiore rispetto ad altri

Paesi importatori, come l’Italia. Negli ultimi anni è stato applicato un aumento delle tariffe elettri-
che a partire dal 2016 e, secondo quanto preannunciato dal Governo, tale incremento continuerà

sino a raggiungere il 7,5% a livello di utilizzo domestico e l’8,5% per l’uso industriale.

Ulteriore ragione per cui una società (intenzionata ad intrattenere rapporti commerciali con il mer-
cato russo) possa considerare l’opzione di attuare un investimento diretto entro i confini della Fe-
derazione è rappresentato dalla presenza delle c.d. controsanzioni introdotte dal Governo con il

Decreto n. 560 del 2014, in risposta alle sanzioni europee disposte a seguito dell’annessione ille-
gale russa della Crimea e alla deliberata destabilizzazione dell’Ucraina.

Con tale decreto, la Russia ha formalizzato l’introduzione del divieto di importare nella Federazio-
ne Russa determinati prodotti agricoli, materie prime e prodotti alimentari, tra i quali figurano car-
ni bovine e suine, pollame, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura prodotte (come attestato

dal certificato di origine della merce) dagli Stati Uniti d’America, dai paesi dell’Unione Europa, da
Canada, Australia e Norvegia. Sono rimasti esclusi dal campo di applicazione delle misure in

questione alcolici, bevande, pasta, dolciumi e prodotti da forno, prodotti per l’infanzia e merci ac-
quistate all’estero per consumo privato.

Alla luce di quanto premesso, la soluzione dell’investimento diretto in loco pare essere congrua
per avere accesso al mercato bypassando dette limitazioni.
Gli strumenti per la penetrazione del territorio sono costituiti da: ufficio di rappresentanza (c.d.
repoffice), filiale (branch), joint venture e società a responsabilità limitata (“OOO”).
L’ufficio di rappresentanza. Le Società straniere hanno il diritto di aprire Uffici di rappresentanza
nel territorio della Federazione Russa. Tali uffici non sono dotati del diritto di svolgere alcun tipo
di attività commerciale nel paese, ma possono soltanto effettuare operazioni di promozione. Essi
infatti sono enti privi di personalità giuridica e sono considerati come sedi distaccate e allo stesso

tempo parte integrante della società straniera per la quale operano, motivo per il quale la perso-
na fisica alla guida del suddetto ufficio, denominata “Capo della Rappresentanza”, russa o stra-
niera che sia, viene assegnata a tale funzione tramite procura rilasciata dalla società rappresen-
tata.

Prima che la società straniera possa operare in Russia tramite un Ufficio di Rappresentanza essa
deve ottenere un’idonea forma di accredito, il cosiddetto “certificato di Accredito”, valido per un
periodo determinato, da uno a tre anni, e con possibilità di successivo rinnovo alla scadenza. Per

ottenere tale Accredito, si deve procedere con idonea domanda presso il Servizio federale tributa-
rio della Federazione Russa.

La filiale. L’Art. 55 del Codice civile russo definisce la filiale (o branch) quale “divisione separata
di entità legali situate al di fuori del luogo di locazione dell’entità legale”. Se lo scopo è quello di
esercitare un’attività commerciale, è opportuno considerare la filiale quale entità da accreditare
nel territorio della Federazione Russa. Un elemento che, tuttavia, induce alla decisione di operare
in Russia non tramite una filiale, ma tramite una società di diritto russo (vedere di seguito), è che

la filiale, parte integrante della società straniera, non determina una separazione delle responsa-
bilità e, pertanto, qualsiasi sua obbligazione di natura contrattuale o anche extracontrattuale

(responsabilità per danni, o responsabilità di natura amministrativa, ad esempio) ricade in capo
alla casa madre. Prima dell’avvio dell’attività in Russia della filiale, la parent company straniera
deve provvedere alla registrazione presso il Servizio federale tributario della Federazione Russa.

Una filiale, non avendo personalità giuridica, non può importare e/o esportare merci a proprio no-
me né può attestare la conformità dei prodotti ai requisiti tecnici UEE, può tuttavia incaricare un

agente o uno spedizioniere accreditato a procedere.
La Joint venture. La normativa russa non definisce il contratto di joint venture né prescrive regole

specifiche, dunque deve essere applicata la disciplina generale in materia societaria e commer-
ciale. La JV può essere di due tipi: contrattuale o corporate. La prima sorge attraverso la stipula-
zione di uno o più contratti collegati, che regolano ruoli, compiti e responsabilità di ciascuno; la

seconda è un nuovo soggetto giuridico costituito ad hoc per realizzare una collaborazione e disci-
plinata da una serie di contratti. La joint venture contrattuale nasce con lo scopo di realizzare un

progetto comune e, una volta portato a termine, le società che la costituiscono si separano, men-
tre sorte diversa tocca alla joint venture societaria che può anche durare a tempo indeterminato.

La società a responsabilità limitata. La OOO è la Società a responsabilità limitata di diritto russo,

costituita da una o più persone fisiche o giuridiche, indipendentemente dal fatto che la loro nazio-
nalità sia russa o straniera, e il cui capitale sociale è diviso in quote. La costituzione di una OOO

controllata, che è persona giuridica residente in Russia dal punto di vista civilistico, fiscale e valu-
tario, comporta diversi vantaggi per chi ha intenzione di svolgere un’attività imprenditoriale stabile

e duratura sul territorio russo, tra cui la possibilità di effettuare pagamenti a fornitori russi senza
essere soggetto a controlli bancari sul trasferimento di valuta, di importare in autonomia merci
senza doversi rivolgere a importatori/intermediari locali e di tenere separati patrimonio e rischi
della OOO russa controllata da quelli della controllante straniera. Ad ogni modo, dal momento
che una OOO è considerata una persona giuridica separata dalla controllante straniera, nessun

pagamento a quest’ultima – salvo il versamento dei dividendi – può essere effettuato senza un’a-
deguata motivazione commerciale. In tal caso sarà necessaria la stipula di un apposito accordo

tra le due società, con le derivanti conseguenze fiscali.

Peraltro, la legislazione russa riconosce alle società che soddisfino determinati requisiti la possi-
bilità di accedere a un regime fiscale agevolato. Per accedere a tale regime, è necessario presen-
tare un’apposita richiesta nell’anno fiscale precedente a quello in cui si intende avere accesso

alle agevolazioni.

I benefici principali consistono in: 1) esenzione dall’imposta sulla proprietà; 2) esenzione dall’im-
posta sul valore aggiunto; 3) applicazione dell’imposta sul reddito a tre aliquote ridotte a seconda

della soluzione prescelta:
– 6% optando per la tassazione sui soli ricavi;
– 15% optando per la tassazione sui ricavi meno i costi.
È prevista comunque una tassazione minima dell’1% dei ricavi che il contribuente dovrà versare
nel caso ci siano perdite e l’imponibile fiscale sia negativo. Nonostante tale sistema offra interes-

santi vantaggi, le criticità da tenere presenti sono diverse: la limitazione all’accesso da parte di
altre società nella compagine sociale e la non deducibilità dell’IVA pagata in dogana al momento
dell’entrata nel territorio russo delle merci importate.
Qualora una società non sia intenzionata ad effettuare investimenti diretti in territorio russo, può

essere seguita la strada degli strumenti “indiretti”, ossia mediante istituti contrattuali che consen-
tono di fare business senza dover intraprendere un iter di costituzione di entità secondarie della

propria azienda. Tali alternative sono costituite dai contratti di agenzia, franchising e distribuzio-
ne.

Contratto di agenzia. La legge russa definisce agente, un collaboratore che si assuma l’onere di
compiere atti giuridici in base al mandato conferitogli dal preponente.
L’agente può agire: (i) in nome proprio e per conto del preponente, ovvero (ii) in nome e per conto
del preponente. Il primo viene definito “contratto di commissione” ed è per molti aspetti analogo al
contratto di mandato senza rappresentanza in uso in Italia, mentre il secondo è analogo quasi in
toto al contratto di mandato. Il contratto di agenzia può contenere disposizioni che obblighino il
preponente a non concludere simili contratti con altri agenti per la medesima zona, ovvero a non
effettuare direttamente nella medesima zona alcuna attività analoga a quella oggetto del contratto
di agenzia.
Il contratto di franchising. Il contratto di franchising deve essere stipulato tra enti commerciali o

soggetti privati registrati come imprenditori individuali e deve essere registrato ad opera del fran-
chisor. Qualora il franchisor sia un ente o un imprenditore individuale registrato in un Paese stra-
niero, il contratto di franchising dovrà essere registrato dal franchisee. Il franchisor deve fornire al

franchisee tutta la documentazione tecnico-commerciale e le altre informazioni necessarie per lo
svolgimento dell’attività, oltre a consegnare tutte le licenze previste dal contratto. Salvo diversa
disposizione contrattuale, il franchisor è inoltre tenuto a controllare la qualità dei prodotti (beni e
servizi) eventualmente realizzati dal franchisee in forza del contratto.

Contratto di distribuzione. Il contratto di distribuzione non è un contratto tipico disciplinato espres-
samente dalla legge russa, tuttavia il Tribunale Economico Supremo della Federazione Russa

(VAS) ha stabilito che: “Il contratto di distribuzione può ritenersi un contratto misto, che compren-
de aspetti dei contratti di compravendita, fornitura, trasporto, agenzia, concessione commerciale

e di altri tipi di obbligazioni.”. Gli elementi necessari/consigliati di un contratto di distribuzione da

eseguire in Russia sono: individuazione dei beni oggetto di distribuzione; modalità di determina-
zione e pagamento del prezzo; termine di consegna dei beni; descrizione degli eventuali servizi

che il distributore deve prestare al cliente; regolamentazione degli aspetti legati alla proprietà in-
tellettuale e limiti/condizioni di sfruttamento dei diritti esclusivi concessi al distributore.

Ulteriore fattore da considerare qualora si intenda delocalizzare la propria attività in territorio rus-
so è rappresentato dalla presenza delle Zone Economiche Speciali (ZES). Le Zone Economiche

Speciali sono delle aree, istituite a livello sia federale sia regionale, volte ad attrarre investimenti
dall’estero tramite esenzioni e/o agevolazioni di carattere fiscale, immobiliare e amministrativo.

Alcune Regioni hanno, inoltre, affiancato alla ZES strutture pubbliche di sostegno agli investimen-
ti, con la creazione delle “Corporazioni per lo Sviluppo”. I prerequisiti per diventare residente nella

ZES sono l’esistenza dell’azienda richiedente come persona giuridica ai sensi dell’ordinamento
russo (pertanto le filiali NON possono essere residenti) e la localizzazione dell’intera azienda

all’interno della ZES. Le principali agevolazioni di cui il residente nella ZES gode: preferenze fi-
scali (imposta sul reddito pari al 2% per i primi 5 anni, 7% per i cinque anni successivi, 15,5% per

il periodo seguente) e doganali, agevolazioni infrastrutturali, agevolazioni nella concessione di

terreni, regime di “amministrazione assistita”, garanzie statali agli investitori. Inoltre, il terreno oc-
cupato all’interno della ZES è concesso in affitto a un costo che non può superare 2% rispetto al

valore catastale.
La normativa tributaria ordinariamente applicata è, comunque, discretamente vantaggiosa. Le
imposte dirette sulle persone giuridiche sono applicate alle società di diritto russo e alle società

straniere che producono profitto o ricevono reddito nel Territorio Russo tramite una stabile orga-
nizzazione, dunque in ogni caso verranno tassate seguendo le regole dell’imposizione fiscale

russa.
L’imposta sul reddito delle persone giuridiche (profit tax) viene applicata al reddito delle OOO, le

quali devono presentare trimestralmente la dichiarazione intermedia dei redditi. Il pagamento del-
le imposte avviene in base alla dichiarazione annuale, la quale deve essere presentata entro il

trenta marzo dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento. L’aliquota in capo alle so-
cietà è pari al 20%, tuttavia a livello regionale tale aliquota può ridursi sino al 4,5%, a seconda

che sussistano tali incentivi nella zona di riferimento. Deducibili sono tutte quelle spese sostenute

durante la fase di esercizio dell’attività definibili “economicamente giustificabili”. A livello burocra-
tico, la corresponsione dei tributi è complessa, in quanto ogni tre mesi deve essere presentata

dichiarazione intermedia IVA, IRES, il bilancio di esercizio, mentre il periodo d’imposta coincide
con l’anno solare.
Per l’imposta sul valore aggiunto è prevista un’aliquota base è pari al 18%; al 10% nel caso in cui

si tratti di prodotti per l’infanzia, prodotti farmaceutici e libri; pari a zero per le operazioni con l’e-
stero. I soggetti passivi di imposta sono: società russe; imprenditori individuali; società non resi-
denti che svolgano attività in Russia attraverso Filiali o uffici di rappresentanza. Possono chiede-
re di essere esentati da IVA i soggetti con volume d’affari inferiore ai 2.000.000 rubli (pari a circa

28.000,00 euro).

Le persone fisiche vengono tassate secondo la legislazione russa, se risultano residenti fiscal-
mente nel territorio russo; questo avviene nel caso in cui la permanenza in Russia risulti essere

di almeno 183 giorni nel corso di un anno solare.
La Federazione guarda con grande interesse a possibili investimenti italiani ed è ben disposta a

favorirli attraverso facilitazioni sia a livello federale sia a livello regionale. L’attenzione delle Auto-
rità russe è rivolta in particolare alle aziende italiane che, forti di riconosciuto know-how e capaci-
tà tecnologiche elevate, possono favorire la diversificazione dell’economia russa.

Oggi i settori che offrono le opportunità più concrete agli investitori stranieri appaiono:
– Agroindustria,
– Meccanica e alte tecnologie
– Energia
– Infrastrutture
– Sanitario
In particolare, il mercato russo presenta interessanti opportunità in tutti i settori della meccanica,

che richiedono interventi di rinnovamento e di aggiornamento tecnologico per dare seguito ai pro-
grammi federali di sviluppo dell’industria manifatturiera nazionale. All’interno del comparto si evi-
denziano buone prospettive, soprattutto a livello regionale, per le forniture di tecnologia alle indu-
strie della trasformazione alimentare e della lavorazione del legno (arredi e complementi per l’edi-
lizia); si conferma inoltre la vitalità dei settori metalmeccanico, petrolchimico e nella produzione di

articoli e materiali in plastica e gomma. Sempre nel comparto della meccanica si segnala la cre-
scente richiesta di apparecchiature elettroniche in particolare nel settore medicale e ospedaliero.

Quello metalmeccanico resta anche in cima alla lista dei settori che destano più interesse per
quanto concerne l’export dall’Italia alla Russia.